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venerdì, 03 luglio 2009

Lo spirito, l’idea, il sogno hanno delle mani esperte che sanno dove toccarti, conoscono le tue zone erogene, conoscono la tua mente e sanno farla stare bene. Se stai attenta a ciò che desideri, arrivi ancora prima del problema “scegli se vedere il bicchiere mezzo pieno o rotto e pieno di vetri appuntiti”.

Se poi nonostante i tuoi sforzi  il desiderio arriva, ti lega al letto e ti possiede come nessuno mai, allora decidi che forse i vetri appuntiti possono essere gradevoli, e sicuramente, se non altro, meglio del nulla assoluto. Quando non devi lasciarti andare nella vita, perché è fuori discussione, resta da decidere se lasciarsi andare ai sogni. È forse uno dei dilemmi più ambigui che mi abbiano mai tormentata. Mi mangio le unghie, mi reprimo, mi vergogno nel riscoprirmi viva nei miei ormoni e nelle mie voglie, guardo la pioggia e mi sembra quanto di più vivo e selvaggio possa fare da sfondo ai miei pensieri, anche loro così verdi e umidi e vividi.

Mi sveglio e mi guardo intorno credendo che sia notte, ma è pomeriggio.
I tuoni mi eccitano, la musica mi fa venire voglia di ballare.
Ma che senso ha essere vivi quando si è da soli?



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 10:17
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mercoledì, 01 luglio 2009

Gli occhi appiccicati, chiusi con forza.

Non passa la voce attraverso i denti.  

La fermo con gli incisivi rischiando di farli rompere.  Vorrei che qualcuno mi fermasse ora, perché quando mi sarò svegliata del tutto sentirò ancora quella sensazione. E stringo forte gli occhi, mando tutti i miei pensieri al temporale perché diventi più forte e gridi e pianga al posto mio. Ci risiamo di nuovo, e di nuovo è finita prima di cominciare, prima di provare.   La frustrazione insopportabile e perenne delle occasioni perse, del non poter impedire agli altri di fare uno sfacelo totale della propria vita, che va via senza poter rimediare.  Perché il “finché non provi non lo sai” è poco, in confronto. Ritrovarsi a rattoppare, ad ammazzare tutte le farfalle e riprendere da zero, imparare a farne a meno, periodicamente, aspettando che torni di nuovo la sensazione.

Perché torna sempre, a ondate, il dolore che senti, e  se non ti decidi ad agire quando il momento è perfetto, ti consuma.  Non puoi pensare di mettere mano nelle cose senza sapere se vuoi, e tornarci anche più volte aspettando il momento giusto. Non ti basta? Non hai già sofferto abbastanza? Io si. Ora voglio vivere serena, o felice. Sentirmi viva dipende da alcune cose, se la più bella di queste non mi vorrà, lo capirò, sono pronta a tutto,  ma non a farmi trascinare in un incubo di insicurezza verso ciò che si prova, che non è mai stato mio. Io l’ho sempre saputo, cosa provo.

Presumere di avere l’intelligenza di sapere come andranno le cose ti ferma e non ti fa fare nulla. E non vivi. E non sai che ti perdi. Prima di farselo spezzare il cuore,  ammesso che questo succeda, bisogna metterlo in gioco.  Vivere. Vivere cazzo. Io sono felice, lui anche. Se l’operazione è così difficile per lui, significa che c’è un punto in cui ha mentito a sé stesso, e se menti a te stesso, non capirai mai cosa ti renderà vivo. O felice, per esagerare. Ed io a questo punto non c’entro più nulla. 

Il ragazzo con la spina nel fianco,
Dietro il suo odio se ne sta
un devastante desiderio d’amore.
Come si può vedere l’amore nei nostri occhi
e ancora non crederci?
E dopo tutto questo tempo
Ancora non ci credono.

E quando vorrai vivere? come inizierai?
dove andrai?
Chi altro avrai bisogno di conoscere?

( The boy with the thorn in his side, The Smiths )



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 18:24
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lunedì, 29 giugno 2009

Mi ero sbagliata. È questa la canzone perfetta per questi giorni. Sostituisci.

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"Torna indietro con la mente, a quei giorni in cui si fingeva che tutto andasse bene.
Avevo così tante cose da dirti sul modo folle in cui vivevo..
Ora che ho guardato nel vuoto, e ho visto così tante persone da annoiarmi,
devo trovare una via di mezzo, un modo migliore di vivere.

Perciò non mi sono arresa sebbene tutte le mie scelte, la mia buona sorte..
apparissero per svanire e lasciarmi bloccata.
In una prigione aperta, stavo provando a liberarmi, in uno stato di empatia.
Cercando la verità ed il nemico.

Sradicarla, questa prigione.

Nessuno può portarlo via da me,
nessuno può farlo a pezzi.
perché un cuore che fa male
è un cuore che funziona
.

Nessuno può portarlo via da me,
nessuno può farlo a pezzi.
Forse sembra una fantasia assurda,
ma è il punto perfetto per cominciare.

Perché un cuore che fa male,
è un cuore che funziona.

( Placebo; Bright Lights )



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 02:24
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domenica, 28 giugno 2009

Lo sai che non è cambiato niente. Non succede mai, succede solo nei film, che le persone cambino. Che dopo mille sofferenze ed ingiustizie e dopo aver dato tanto ti disperi, ti abitui e poi arriva l’occasione di rimediare, di rimettere tutto apposto. E sei felice, come se le ferite non ti avessero cambiato.

E invece io lo guardo, attentamente, e vedo solo tutti i nostri errori e cattiverie, ho solo voglia di piangere e piangere, per la disperazione di aver compiuto l'errore di rompere il muro di silenzio. Tutto cambia. Ma lui non farà mai niente di diverso dal solito , quel qualcosa in più non arriverà mai. Mi vorrà sempre fino a stare male, quando non avrà altro a distrarlo,  e io come una cretina sarò così impressionata dal fatto che abbia bisogno di me, da correre, anche se non ricambio il bisogno e anzi, la mia necessità resta quella di essere lasciata in pace.  Stupida che sono. Cazzo, che stupida. La nostra felicità dura quei 10 minuti in cui aspettiamo di incontrarci. Poi lui arriva, fa casino e se ne va trovando qualcosa di migliore, facendomi sentire meno di niente. Ma adesso è diverso.  Sento su di me la sensazione di un presagio terribile, di aver imboccato la strada sbagliata, dopo tanti sforzi, da sola, per stare meglio.  Che stupida. E adesso non so neanche se spegnere il telefono, o altro. Penso che lo spegnerò.  Sai, non ho creduto a te, né ad una sola parola che hai detto.

Neanche una.
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Lo sapevi che andava finire cosi! Dio mio, spregevole schifoso, non sei che un lungo delirio di un lungo rifiuto

E ti liberi solo di ciò che possiedi.

Lo sapevi che andava a finire cosi! Dio mio, ma come potrà mai la notte assassina cingere il buio dei tuoi occhi neri? Amore, lo sapevi che andava a finire cosi, Dio mio, e adesso a correre nella notte senza meta, senza la luna e la fredda buia chiave. Dio mio guardaci tu.

...E iniziai a piangere mentre tu dormi senza respiro
sei cosi bello che mi ricordi un letto di neve
e il vento ride e il freddo soffia,
sembra che voglia prendersi gioco del nostro viso, e il vecchio cappotto
ed è per questo che non sono mai e poi mai più tornato indietro.

Indietro non si ritorna! Questo è poco ma sicuro!
(Dio Mio, teatro degli orrori)


Cyanotic-Violet scrisse "" alle 12:34
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sabato, 13 giugno 2009

Per settimane, mesi.
Ho tentato di immaginare, proiettare nella mia testa il momento in cui lo avrei incontrato per caso.
Un elemento comune a tutta quella serie di casistiche, variabili a seconda del mio umore, era la certezza che ciò sarebbe accaduto quando meno me lo aspettassi. L’altro elemento fisso era la sua faccia, l’ho sempre immaginata immobile, senza espressioni che la scuotessero lasciando trasparire tenerezza o odio, solo un velo di stupore impreparato.

E così mentre rido sorseggiando succo di pompelmo e con la coda dell’occhio vedo là, oltre la grande finestra del bar, immobile, l’immagine sfocata di quella polo viola a righe, quello che vedo non mi colpisce come un fulmine a ciel sereno, ma, è vero, avevo smesso di aspettarmelo proprio 3 secondi prima. E lui è là, fermo dritto come un soldatino con un’espressione di stupore misto a paura, come se stesse vedendo non me, ma la mia versione bionda platino e tettona.  E con quella faccia indecifrabile e priva di muscoli anche vagamente tesi escludendo gli occhi, che invece erano stati sparati fuori come tappi di uno spumante molto, molto invecchiato e tenuto da parte per le occasioni speciali, lui saluta con la mano, oscillandola lentamente. Io di risposta, colta impreparata, lo imito salutando con la mano, ma agitando rapidamente le dita, come faccio sempre. Mentre lo faccio abbozzo un sorrisetto di circostanza di cui mi vergogno l’attimo dopo, e mi volto. Credo fosse per tentare di sembrare spontanea a me stessa, il sorrisetto intendo. Lo vedo andare via con la coda dell’occhio. E basta.

Il tremore alle mani è passato con una sigaretta.



Finito. Tutto qua? Il grande dramma in vista del quale per settimane, mesi ho avuto paura a girare in centro e la cui prospettiva mi faceva agitare e guardare intorno, non ha lasciato particolari ferite o traumi, né mi ha cambiato l’umore, solo fatto riflettere e sorridere serena. Pensando “Doveva pur accadere, abitiamo nella stessa città, in fondo”.  Quanto è strano, però. Affidiamo alle persone più belle che conosciamo degli incarichi talmente ristretti e precisi che quando smettono di investirli, per noi smettono di esistere, le teniamo lontane dalla mente. Ci fa paura incontrarle, perché non le possiamo più definire, ma qualcosa di noi è rimasto legato a loro, quello che ora siamo dipende anche da loro, eppure non ci sentiamo più in diritto di stringerle, fargli capire che, ehi, tutto va bene! puoi rilassarti e sorridere, è andata così e ora stiamo bene!

E l’istante di un incontro passa così, senza intaccarti né farti male, solo bloccandoti per un momento brevissimo, come un flash, che si lascia dietro una scia fatta di punti interrogativi e sensazioni impalpabili che non sono più amore o nostalgia, ma non somigliano neanche ad altro.

Non somigliano più a nulla.



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 20:46
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sabato, 06 giugno 2009

Storia di due sociopatici, episodio II
“nonsense”

 - Hai sempre questo strano odore di fragole
- E pensare che sono allergico!
- Ma dai? Beh hai quell’odore, anche ora
- Buono a sapersi, adesso scusa ma devo baciarti.




Tutto un tratto è diventato autunno. I colori della Marilyn Monroe di Andy Warhol mi stanno rimbecillendo, e la mia idea di applicarli alla Giuditta di Klimt mi sta regalando un prossimissimo futuro pieno di mal di testa. Ciononostante ieri è stata una bella serata, io non so cosa farò della mia vita  e voglio affogarmi nell’alcol.


L’uomo è 5. E il diavolo è 6. E se il diavolo è 6,  allora Dio è 7.
( monkey gone to heaven  ,  Pixies)



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 19:11
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martedì, 02 giugno 2009

Storia di due sociopatici, episodio I
"incomprensioni"

- Mi stai facendo male.
- Lo so.



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 23:19
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domenica, 31 maggio 2009

venerdi notte.

Quando ho aperto il cancello un po’ sovrappensiero e alzato lo sguardo e lui è apparso ed i suoi occhi hanno sbattuto le loro iridi sulle mie come gridando “cazzo vieni qua” e la sua mano è scivolata lungo il mio fianco e lo ha afferrato, e ci siamo scontrati come due lucciole senza fari ed era come aver visto lo spaccato del suo stomaco e del suo cervello insieme, ma un po’ più estetico.  È stato in quel momento che:

Ho creduto di aver capito come è fatto.  E l’istante dopo ho temuto che mi piacesse. E l’istante dopo ho scacciato via questi pensieri e per punizione sono partiti subito i Pixies. Coi loro sdreng sdreng sdreng nel mio, di cervello. E come da copione, e come nella storiella della bicicletta, risalendo le scale del condominio con lui ancora là sotto a guardarmi ho detto a bassa voce:

“ma vaffanculo, te e i tuoi occhi neri”.

 



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 13:56
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venerdì, 29 maggio 2009

Il tempo, inteso nel senso meteorologico, è già cambiato 6 volte oggi.
Sono le 15:00 e io penso al tempo, l’altro, quello che corre come un pazzo quando non hai ancora capito chimica ma, non passa mai, quando aspetti una telefonata per giorni. Quando da sola ti arrabbi e pensi a quanto sei goffa e incapace e fai tante di quelle seghe mentali che alla fine pur di smettere di pensarci manipoli tutto definitivamente e ti arrendi. “non chiamerà mai”
à”ecco non dovevo fare così”à”oh sai che c’è? Vaffanculo”

-come nella barzelletta della bicicletta dove c’era quello che voleva chiedere all’amico se gli prestava la bicicletta e mentre andava dall’amico si faceva tutti i problemi tipo “eh non me la presterà mai…figurati” allora poi citofona all’amico e gli dice direttamente “ fanculo te e la tua bicicletta di merda”. Ecco io sono così.  identica. Ma d’altronde come fai a fidarti degli esseri umani che conosci poco quando quelli che conosci da tanto ti fanno a pezzi?  Tutte scuse, mi dico. È  vero. –

Mi serve La bicicletta e non Una bicicletta, il che potrebbe essere un problema perché tale bicicletta appartiene già a qualcuno. Quindi direi che sarebbe meglio scendere in corsa e comprarmene una mia. No? Lo so che non è la metafora più gentile ma per ora è tutto ciò che posso dire, vista l’inconsistenza di questo nostro saltuario e casuale frequentarci in segreto che, se non prende qualche piega, una qualsiasi, rischia di diventare tutto il contrario di eccitante.  E siamo sulla buona strada, decisamente. Ringrazio il cielo di avere una marea di cose da fare e in cuor mio, consapevole del mio carattere forse deviato dagli eventi e forse no, mi difendo da un nuovo rifiuto sperando di dimenticarti prima che chiami.



Cyanotic-Violet scrisse "Time Stops" alle 14:26
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mercoledì, 20 maggio 2009

(Scusate se cancello i post ma mi si sposta il layout, quindi farò una fusione con le cose scritte ieri...)

D'un tratto tutto è tornato com'era un tempo. profumato, veloce, inesorabile. Autentico. In un istante le cose tornano al loro posto, io torno al mio. L'istante in cui smetti di dire alla tua vita - ti prego, basta. sto per raggiungere il limite.

Non si può spiegare come, nessuno potrebbe capire cosa sia accaduto,  neanche se provassi a spiegarlo, eppure l'ho sentito. Ne sono certa.

Scivolare. La paura e l’eccitazione. Non mi fanno parlare, né muovere.  L’abat-jour rossa. Giorno dopo giorno. Ogni mattina lei incendia foreste,  abbatte case, trafigge cuori, caccia animali e uomini, tarpa le ali a milioni di anatre.  Dissolve gli ultimi barlumi di una vita non mia. Frena, lancia il coltello, riavvolge il nastro.  Affoga.  Affoga tutti, uno dopo l’altro.  In un secondo.  

Un ecosistema si disfa in una musica lenta.  Fantasmi di animali marini che danzano sugli stucchi antichi del mio soffitto.   La voglia di essere portata via con loro, negli abissi. Vi prego. In un walzer che faccia esattamente così. Ricordandomi di tutto ciò che non esiste più. E mentre mi addormento con una lacrima di commozione,  per un attimo, cesso di esistere anch’io.

Ascoltando “Sirena”, Dirty Three
Dedicato a Riccardo P. , che i sogni belli non li fa mai.



Cyanotic-Violet scrisse "" alle 00:46
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Satan Said Dance!

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